*edì

Quanto a me la situazione non è molto semplice: sapendo di non trovarti lì viene a mancare un buon motivo per andarci. D’altro canto il sapere di trovarti sul campo dovrebbe consigliarmi una ritirata strategica. Sono combattuto tra l’dea di venirci, ostentare indifferenza, sopravvivenza; e l’idea di non venirci, praticare sopravvivenza. Sapendo che sarebbe interpretata come vergogna, ma va bene, non m’importa.
Per regola quando i dilemmi sembrano insolubili mi affido al caso. Perché se tra due decisioni i vantaggi dell’una sono evidentemente superiori ai pochi dell’altra, la decisione è facile. Quando invece la somma costi/benefìci tra le due opzioni si prospetta così equivalente da rendere difficile la scelta, allora una qualsiasi delle due va sicuramente bene. Tanto, per male che vada, non farà una gran differenza.
Stavolta so benissimo che qualsiasi cosa farò non cambierà nulla, che non sposterà di un centimetro la chiglia dalla rena, che nemmeno un granello di sabbia si muoverà. Contemporaneamente so altrettanto bene che qualsiasi decisione prenderò sarà quella sbagliata.
Quindi, per quanto possa valere, ti chiedo un favore. Se solo puoi, tu cerca di esserci *edì. Preferirò aver scelto tra due mosse sbagliate piuttosto che tra due assurdamente inutili. Preferirò esser la causa dell’errore, piuttosto che a ingenerarlo sia banalmente la tua assenza.

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Lo sapevo già

Me ne ero immaginate svariate
– subito escludendo quelle che avrei voluto – insperabili
restavano comunque molte e possibili le risposte
compresa nessuna risposta
(pur se non si addice alla tua Grazia)
In tutta la mia frenetica immaginazione non ero riuscito a prevedere
un’opera di architettura linguistica così artisticamente unica impossibile
elegante sottile
la torre a tre colonne
efficace
lo sgabello
il treppiede
il cavalletto
che mai cade, né zoppica
non oscilla

È fantastica, è una mossa stupenda
è un capolavoro di abilità
e rapidità
nessuna traccia di fatica
né segatura a terra, nessuno scarto
non lascia feriti sul campo
né segni di battaglia
nemmeno una goccia di sangue
così fulminea
un sibilo
cauterizza all’istante
rimane solo un corpo smezzato, perfettamente
l’anima dentro
e il respiro e il battito
e la voce ancora
ormai inservibili

 

 

 

 

AVANZI

 

Sono di bocca buona io
sono mica schizzinoso
a me va bene anche il primo scarto
la prima fetta appena un po’ rinsecchita
il sale che affiora appena, al peggio è un po’ ingiallita
che la lasci sul tagliere
e la mangi solo dopo, solo se hai ancora un po’ fame
o solo per finire quel tozzo di pane che ti avanza
o quella fetta dimenticata di panettone
che ormai è buona solo da zuppare nel latte
– che sia fresco, almeno quello –
non buttarla
no dài non buttarla

a me va bene anche la seconda scelta
esserlo

 

 

 

 

Quel tuo modo bello fanciullo

di applaudire
che è battere le mani
che tieni pari pari allineate composte
serrate disposte affiancate anche le dita
io l’ho sempre ammirato
udito unito ad applausi molti
però credo non possa risultare molto efficace
che non riesca a produrre fragore
che all’interno dello stomaco mio

 

 

 

 

Riprendo servizio

effettivo permanente
mi piace far la cavia rana, prestarmi agli esperimenti
ti piantano certe scosse ti siringano certe sostanze
che manco a pagarle care le trovi in giro
ne esco un po’ sezionato ma è una bellezza
tornare al lavoro
è una bell’ebbrezza

Leggo io per primo
è un grande onore
tocca a me ascoltare la musica che gli offrirai
per sapere di nascosto l’effetto che fa

poi
si potrebbe andare tutti quanti al mio funerale

Ancóra

passavo sotto casa tua
per caso
e al cuore che saliva alla gola
e si gonfiava e saliva
e voleva arrivare su su fino alla tua finestra
gli ho infilzato l’uncino
l’ho tirato giù
l’ho pestato sotto i piedi

l’ho finito
passandogli sopra le ruote
quattro volte
per sicurezza